European Fish Fry 2010 - tutta la storia

European Fish Fry 2010 - tutta la storia 

testo di Marco Matteucci

originalmente pubblicato su 
Dreams Uplife Magazine 11/2010


FISH FRY 2010, ITALY
Storia della nascita del primo evento della storia italiana dedicato agli amanti delle tavole Fish
[CLASSIC FESTIVAL 2010]


      Per chi si dedica all’organizzazione di eventi è sempre difficile esprimere un giudizio oggettivo sul proprio operato, tanto più se questo avviene a ridosso della manifestazione, come in questo caso, quando la mente è ancora in preda a quella mistura di sentimenti di eccitazione, orgoglio, indeterminazione e aspettativa che in una parola sola si chiama emozione.
Tuttavia ho sempre ritenuto che l’esercizio di mettere per iscritto queste sensazioni possa svolgere una sana azione catartica, di riorganizzazione di idee. Così come le righe sul mare vengono filtrate e distese man mano che si allontanano dall’epicentro della perturbazione che le ha generate, anche in queste occasioni solo il tempo potrà restituire i bilanci e i risultati conclusivi filtrati da quella ondata di emozioni che ancora adesso ci inebria.
Per questa ragione, nelle poche righe seguenti, non proverò a raccontare cosa è successo in Italia il 24 e il 25 settembre scorso, i due giorni in cui per la prima volta si è tenuta nel nostro paese l’edizione europea del tanto celebrato evento internazionale che risponde al nome di FISH FRY. Mi limiterò invece a raccontare gli inizi di questa avventura. I giudizi, le critiche o gli apprezzamenti li lascio a chi ha partecipato all’evento e che ringrazio fin da adesso. Del resto in questa come in poche altre occasioni credo che le immagini possano raccontare una storia meglio di qualsiasi parola.
Negli anni passati ho avuto la fortuna di conoscere di persona e di intervistare numerosi esponenti internazionali della cultura e della storia del surf. Complice anche il taglio che abbiamo conferito all’Associazione che rappresento fin dai tempi della sua creazione, sono sempre stato più attratto da quei personaggi storici e carismatici che hanno fatto la storia di questo movimento sportivo e culturale piuttosto che dal professionista di turno o dal personaggio del momento osannato dalle riviste. In tante di queste occasioni ho approfittato del sapere del mio interlocutore per avere qualche notizia sulle origini del FISH FRY. Ebbene, nessuno ha saputo fornirmi una risposta certa.
Quello che è sicuro è che il FISH FRY è un evento nato a San Diego, si ritiene agli inizi del nuovo millennio. Inizialmente pensato come un semplice raduno di amici appassionati di tavole fish, ben presto il FISH FRY ha dilagato in tutto il resto della California e del mondo. La prima forma semi organizzata di questo tipo di incontro fra coloro che amano definirsi “afishionados”, viene fatta risalire al 2002 per opera di Eric “Bird” Huffman, proprietario del South Coast Surf Shop di San Diego. Sean Mattison di Surfride Oceanside negli anni seguenti ripropose l’evento a Oceanside e da lì in poi in alcune altre parti del nostro piccolo mondo si sono tenuti dei raduni più o meno ufficializzati sotto il nome di FISH FRY. Stati Uniti, quindi, ma anche Australia, Giappone e, per quello che ci interessa in questa occasione, anche Europa.
Il capitolo europeo del FISH FRY ha per certi versi dei risvolti del tutto particolari. A differenza degli eventi che vengono svolti nelle altri parti del mondo ogni anno nello stesso posto, l’European FISH FRY ha un carattere più nomade ed errabondo. Dal 2007 infatti, viene organizzato ogni anno in un posto diverso. Il merito di aver portato questo evento in Europa bisogna riconoscerlo al distributore europeo del sistema di pinne Lokbox.
Ho conosciuto Mick tre anni fa in occasione di una sua visita in Italia per motivi d’affari. Dispiaciuto per non aver potuto partecipare all’edizione del FISH FRY europeo di quell’anno nel Devon, in Inghilterra, lo salutai in quell’occasione con la promessa di incontrarci di nuovo l’anno seguente in Portogallo, dove si sarebbe tenuta la seconda edizione. A quel tempo avevamo già maturato, come Associazione, qualche esperienza nell’organizzazione di eventi sportivi e manifestazioni culturali e il pensiero di poter organizzare qualcosa del genere in Italia per la prima, storica, volta iniziò lentamente a penetrarmi il cervello sempre più seriamente. Ne parlammo a lungo all’interno dell’Associazione, all’inizio in maniera quasi segreta, come se temessimo di esporci troppo proponendo la nostra candidatura. Il FISH FRY è, infatti, un evento internazionale a cui partecipano, oltre agli “afishionados”, alcuni fra i nomi più importanti fra i disegnatori e produttori di tavole fish e retro. Sebbene gli eventi che avevamo organizzato fin dall’inizio avessero riscosso un grande successo, in cuor mio non sapevo se l’Italia sarebbe stata pronta per ospitare qualcosa del genere. Il FISH FRY era un evento particolare e la cosa mi preoccupava; si differenziava da tutto il resto visto fino a quel momento per la sua natura strettamente non commerciale: non ci sono stand e non c’è differenza fra espositori da una parte e visitatori dall’altra. Non ci sono barricate e i partecipanti si mescolano fra loro siano essi shaper affermati o semplici surfisti. In queste occasioni non si fanno affari, non si vende niente, non ci sono gare con vincitori e sconfitti, non ci sono premi e denaro da portare a casa. In queste poche righe è raccolto il segreto del FISH FRY, pura e semplice passione per il surf e gioia della condivisione. Con queste premesse la riuscita dell’evento si basa solo e unicamente sulla partecipazione del singolo individuo che si muove da casa per condividere una giornata sulla spiaggia con persone che spesso non conosce nemmeno e non per vincere un premio o vedere un campione o aspirante tale; una pacca sulla spalla sostituisce il premio in denaro e due parole di apprezzamento per le proprie tavole orgogliosamente messe in mostra sono l’unico commento sul virtuale tabellone di gara. Sinceramente, non sapevo se il surfista italiano sarebbe stato pronto per questo. Ospitare un evento del genere col rischio di pochi partecipanti avrebbe fatto affondare il nostro piccolo sogno e screditato, agli occhi degli organizzatori internazionali, le mie tanto tessute lodi sulla passione italica per le onde.
Alla chiusura del FISH FRY portoghese proposi la nostra candidatura a Mick, il quale si dimostrò possibilista e mi promise che ci saremmo aggiornati nei mesi seguenti. Quando ricevetti la sua telefonata qualche tempo dopo appresi che la nostra proposta non era stata accettata. Nelle sue parole avvertivo quella sensazione di indeterminazione e di mancanza di certezza di partecipazione che io stesso avevo sospettato. In base alle esperienze commerciali svolte nel nostro paese l’organizzazione avvertiva l’acerbità del surf in Italia e decise di non esporsi: l’edizione del 2009 si sarebbe svolta in Irlanda.
Ma non ci demmo per vinti. Decisi a dimostrare, prima di tutto a noi stessi, che eravamo intenzionati a fare sul serio, organizzammo un gruppo di amici per partecipare all’edizione irlandese. Qualche biglietto di aereo e 10 tavole nelle sacche. Il 19 settembre del 2009, sul prato di Lahinch di fronte all’omonimo point, gli Italiani erano il gruppo più consistente di stranieri. Gli organizzatori rimasero talmente stupiti dalla nostra calorosa partecipazione che addirittura ci menzionarono nei ringraziamenti conclusivi della manifestazione e con nostra grande sorpresa fu annunciato che l’anno seguente l’edizione europea del FISH FRY si sarebbe svolta in Italia. Finalmente li avevamo convinti, avevamo guadagnato l’onore e al tempo stesso ereditato dagli irlandesi il peso di ospitare per la prima volta nella nostra breve storia surfistica un evento internazionale non competitivo. E adesso arrivava il bello.
Le settimane seguenti furono caratterizzate da un susseguirsi di telefonate. Decisa la data del 25 settembre 2010, rimaneva da decidere il posto dove svolgere l’evento. L’idea iniziale di poter sfruttare uno dei numerosi posti disponibili in Versilia caratterizzati da un grande impatto visivo per il pubblico, come per esempio i vari pontili, fu presto sacrificata a favore di una location che potesse soddisfare i tre requisiti fondamentali che ci eravamo imposti: essere accogliente per i partecipanti, poter ospitare l’esposizione di tavole in una maniera informale e all’apparenza disorganizzata e infine essere rappresentativa dell’ambiente naturale e del contesto storico della Versilia.
Nel ballottaggio finale fra i luoghi che avevamo scelto, optammo per il Nimbus Surfing Club a Marina di Pietrasanta. Il Nimbus offriva veramente tutto ciò di cui si aveva bisogno per un evento del genere e soddisfaceva a pieno le nostre richieste: aveva l’apparenza di uno stabilimento balneare come doveva essere una volta, e quindi si sposava perfettamente con la nostra intenzione di rappresentare uno scorcio del contesto storico versiliese lungo la costa; aveva una spiaggia non attrezzata con la solita sfilza di ombrelloni e sdraio, e quindi offriva un’idea di come sarebbe stata la spiaggia dalle nostre parti se fosse stata naturale; aveva un prato perfetto per l’esposizione delle tavole e infine, ma di assoluta importanza, era composto un club molto organizzato di ragazzi che si fanno letteralmente in quattro quando si tratta di dare una mano. Anticipo il mio personalissimo grazie a tutti loro.
Mentre i preparativi burocratici procedevano, un paio di mesi prima della data fissata ricevetti una telefonata da Mick: mi voleva avvertire che il famoso shaper californiano Rich Pavel, discepolo di Steve Lis, inventore del fish, e ideatore del sistema a quattro pinne dei quad, avrebbe partecipato all’evento e si sarebbe reso disponibile il giorno precedente al FISH FRY per offrire una dimostrazione pubblica di shaping. La notizia dell’arrivo di Rich Pavel si è concretizzata fin dall’inizio come uno degli appuntamenti più attesti dell’edizione italiana e per questo devo ringraziare l’amico Michele Puliti, shaper titolare di Ola Surfboards che ha messo a disposizione i materiali, gli spazi e il suo tempo per la dimostrazione: un fish twin fin a lui dedicato e un longboard, tavole entrambe realizzate a mano da Rich, è stato il frutto di questa collaborazione italo-americana. Nell’arco di pochi giorni numerosi altri grandi nomi di shaper si sono aggiunti man mano a quello di Pavel, fra cui Chris Christenson e Robin Kegel.
L’entusiasmo stava salendo cosi come l’eccitazione generale mentre fervevano gli ultimi preparativi, le ultime email, le ultime telefonate di conferma; lo si capiva dalle numerose richieste di informazioni che ricevevamo da coloro che volevano partecipare. Per la prima volta avvertivo che i dubbi iniziali iniziavano a vacillare sotto la spinta di quello che si stava concretizzando all’orizzonte come un evento unico e forse così inaspettato per la scena internazionale da suscitare l’interesse persino del magazine Pacific Longboarder al punto tale da decidere di pubblicare la notizia dell’evento sul loro giornale.
I giorni immediatamente precedenti al fine settimana a cavallo del 24 e del 25 settembre sono stati carichi di emozioni, di ansia per il meteo incerto fino all’ultimo momento e di grandi aspettative. Sapevamo di aver messo in piedi una grande iniziativa e che, nel piccolo, sarebbe stata un giorno importante per la storia del surf in Italia.
Quando le persone, in quel week-end, hanno iniziato a materializzarsi e ho cominciato ad associare un volto e un sorriso a quei tanti nomi di shaper e surfisti che fin a quel momento avevo solo letto sul monitor del computer, ho capito che anche in quella occasione gli Italiani si sarebbero fatti apprezzare per il nostro proverbiale entusiasmo, per la grande capacità comunicativa e per la gioia di condividere insieme i momenti felici nel nome della grande passione che ci accomuna, senza barriere di nazionalità o di linguaggio. Sono stati gran giorni, quello che è successo lo lascio descrivere alle immagini.
Non amo vantarmi di quello che è stato fatto o che è stato detto, ma ho promesso che avrei riferito le seguenti parole pronunciate da Rich Pavel, in disparte e con la sua solita gentilezza quasi imbarazzante, il giorno dopo la manifestazione:
< Ho partecipato a molti FISH FRY, in Australia, in Giappone e in California. Volevo ringraziare voi e tutti i ragazzi Italiani perché raramente ho sentito un calore e delle vibrazioni positive così intense come in Italia. You guys are really STOKED!>>. Sento ancora adesso il brivido che mi ha percorso mentre pronunciava sinceramente quelle parole, spontaneamente, senza che nessuno gli avesse chiesto se fosse rimasto contento o deluso o se avessimo soddisfatto le sue aspettative, consci della nostra piccolezza agli occhi di chi come lui è cresciuto insieme ai mostri sacri del surf per cinquant’anni; in quel momento mi sono sentito orgoglioso di aver potuto dimostrare che la passione per il mare e l’entusiasmo degli Italiani è vivo e forte come in pochi altri paesi.
Abbiamo sempre pensato che il compito degli organizzatori sia quello di creare l’occasione e i presupposti per poter svolgere un buon evento, ma oggi siamo ancor più consapevoli che è solo grazie al calore dei partecipanti che è possibile realizzarlo. È solamente il pubblico che in queste occasioni trasforma una cornice senza tela in un’opera completa.
Si dice che quando non si hanno le parole per ringraziare qualcuno sia più eloquente stare in silenzio, sulla carta questa regola purtroppo non vale. Vogliate allora a nome di SingleFin ricevere tutti il nostro semplice Grazie.

Shaper che hanno partecipato all’evento:
Al termine della manifestazione è stata premiata una tavola che secondo LokBox avesse interpretato correttamente l'utilizzo del sistema lokbox nell'ambito del  FISH FRY. Sebbene l’evento non abbia natura commerciale il team Lokbox fins a capo dell’organizzazione inglese ha scelto come vincitrice un fish twin fin realizzato da Davide Mozzo di Why Not Surfboards; fra gli altri finalisti Dr.Ank surfboards, Ola Surfboards, Christenson surfboards e Barrel surfboards.

links:

Gallery Fish Fry 2010



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