La nascita dei Surf Movies

La prima dettagliata cronologia italiana sulla nascita dei Surf Movies:

dagli anni ’50 a “The Endless Summer”

Chiunque si sia cimentato nella pratica del surf non ha potuto sottrarsi dal “rito” di vedere un film o un video che tratti di surf. Magari per sola curiosità, magari per ammirare il campione preferito, altre volte solo con il semplice buon intento di cercare di imparare qualcosa da quei “mostri” che popolano quel mondo di celluloide.
Da soli o più spesso accompagnati da qualche buon amico, alla fine del film abbiamo riposto la videocassetta o il DVD dentro la custodia, e con un magone allo stomaco per la perfezione delle forme che abbiamo visto, armati dei più seri intenti, ci siamo promessi di “mettere in pratica”. Fine.
Quello che spesso ci sfugge è l’importanza che questo mezzo visivo ha rappresentato, e continua a rappresentare, per l’evoluzione storica e culturale della nostra passione. Oggigiorno è normale per la nostra mentalità moderna vedere un video da soli o in intimità con qualche amico, ma non è sempre stato così…vi è stata un’epoca in cui i film di surf hanno condizionato le masse e hanno gettato le basi per lo sviluppo di un nuovo boom culturale.

SingleFin.it vi accompagna in un viaggio sulla nascita di questo fenomeno…


Film o Video? Questo è il problema…

Esiste una sostanziale differenza fra film e video…questa differenza è più o meno la stessa qualsiasi sia il genere cinematografico che si consideri, tuttavia, rimanendo ancorati all’oggetto di questo articolo (il surf…per chi non lo avesse ancora capito…) la distinzione fra le due forme di rappresentazione visiva riveste una particolare importanza: i surf movies, o films, hanno la caratteristica di possedere una trama, che per quanto possa essere vaga, banale o superflua per lo spettatore, costituisce pur sempre il filo conduttore attraverso cui si dipana la “storia”. I video, invece, si riconoscono per l’assenza completa di un “plot”, in altre parole, spesso sono costituiti semplicemente da una serie di expression sessions, o performance atletiche, accompagnate da musica o al massimo da una non sempre ben definita voce fuori campo che sottolinea il luogo, gli “attori” e le circostanze; è frequente, inoltre, trovarvi inframmezzate delle sequenze con interviste o schede biografiche. Oltre a questi due estremi, oggi è molto frequente (e di moda) incontrare delle produzioni che hanno un vago carattere documentaristico-divulgativo: i film-documentari. Step Into Liquid, DogtownAnteprima di "Barefoot Adventure" di Bruce Brown e gli Z-boys e Riding Giants sono alcuni fra i più recenti (e più riusciti) esempi di questa terza categoria.
Sebbene oggigiorno il surfista moderno sia abituato a parlare di “video di surf” bisogna ricordare che questa forma rappresenta solamente uno sviluppo recente nel settore e che i primi lungometraggi che avevano a che fare con questo sport sono, per quanto del tutto particolari (e difatti si parla di genere), dei films… Se entrate in un qualsiasi surf shop o se effettuate una ricerca su internet non faticherete a trovare centinaia di film/video che in un modo o nell’altro sono inerenti al surf. Noi di SingleFin.it notiamo con piacere che da qualche anno a questa parte il surf è ricominciato ad apparire anche sul grande schermo con produzioni importanti alle spalle e spesso anche con gran risultati, sia in termini di critica che di poltrone occupate al cinema.
Tuttavia, se vogliamo ripercorrere la strada che dagli anni ’50 ci porta alla moderna concezione di surf movie dobbiamo tornare un po’ indietro col tempo e cercare altrove, all’interno degli auditorium dei licei, dei teatri delle cittadine californiane costiere o dentro a improvvisati luoghi di ritrovo possibilmente vicini alla spiaggia.
È in luoghi come questi che il vero spirito del surfista trovava pane per i suoi denti e sogni per il domani, nutrito dalle pellicole di pochi ma abili sconosciuti del calibro di Bud Browne, Bruce Brown, John Severson.

La nascita di un nuovo genere

Bud BrownePer quanto a lungo se ne possa discutere e per quante ricerche si possano fare, il primo “vero” surf film, inteso almeno come tentativo di trasposizione cinematografica delle sensazioni e della libertà che solo una tavola lunga può regalarti, è Hawaiian Surfing Movie del 1953 diretto da Bud Browne.
Sebbene Dr. John Ball, un giovane dentista di Hermosa Beach, CA, con la passione per la fotografia abbia girato alla metà degli anni ’40 un film in 16mm dal titolo California Surfriders, è il film di Bud Browne ad aver segnato l’inizio di un nuovo genere cinematografico. Bud Browne era un atleta strepitoso, capitano della nazionale statunitense di nuoto, che ben presto iniziò a sviluppare la passione per la fotografia e per il cinema. Appassionatosi di surf, decise di fondere i suoi interessi in una unica attività: girare film-documentari sul surf.
Le sue opere erano un vero e proprio one-man-show: Bud riprendeva, montava, pubblicizzava, vendeva i biglietti e narrava i suoi film completamente da solo. Le proiezioni, all’interno degli auditorium delle scuole o in piccoli edifici lungo la costa californiana, raccoglievano un enorme successo e spronarono la generazione successiva ad intraprendere questa esotica ed avventurosa carriera.
La sua formula, semplice ma efficace, ha influenzato tutta la successiva generazione di film-makers: i film di Bud, nella forma del “surfari on-the road”, racchiudevano in una pellicola tutto il repertorio che un abile surfista dell’epoca poteva esibire, dallo stile classico del noseriding sulle piccole onde californiane alle discese mozzafiato sulle “montagne” hawaiane, il tutto inframmezzato da scene di vita quotidiana e da leggere gag comiche fra surfisti. Oltre ad avere avuto il merito di aver inventato il genere del surf movie, Bud Browne ha creato il primo strumento per portare alla fama i giovani surfisti dell’epoca. Personaggi conosciuti solo nelle vicinanze delle spiagge in cui surfavano abitualmente divennero presto delle vere e proprie star: personaggi all’epoca sconosciuti come Dowing, Froseith, Buzzy Trent, Jim Fisher, Peter Cole, Mickey Muñoz, Mike Doyle e il futuro primo campione professionista Phil Edwards, devono gran parte della loro notorietà a Bud Browne e ai suoi seguaci. Nonostante Bud Browne oltre allo storico Hawaiian Surfing Movie del 1953 abbia girato successivamente altri classici come Cat On A Hot Foam Board (1959), Cavalcade Of Surf (1962) e Goin’ Surfing (1973), i suoi film oggigiorno sono davvero difficili da reperire e rimangono privilegio del collezionista (SingleFin.it vi promette che farà di tutto per farvi avere una recensione!).


L’infanzia dei surf movies

Sulla scia del successo e dell’entusiasmo innescati da Hawaiian Surfing Movie di Bud Browne, il 1957 vede l’entrata in scena di colui che a buon diritto diventerà il più famoso regista di surf films: Bruce Brown. Bruce BrownNato a San Francisco e cresciuto nel Sud della California, Bruce Brown è entrato nella storia dei surf films quasi per caso: dopo essersi arruolato nella marina militare ed aver prestato servizio nelle isole Hawai’i, nel 1957 Bruce ritornò in California per lavorare come “baywatch” a San Clemente quando un giorno un tizio di nome Dale Velzy gli diede in mano 5000$ e lo incaricò di girare un film che promuovesse il surf team di Velzy. Per chi non lo sapesse, Dale Velzy è stato il proprietario del primo negozio di surf della storia. Dale Velzy, infatti, nel 1952 aveva affittato un capannone sulla cima del pontile di Hermosa Beach e insieme a un ragazzo di nome Hap Jacobs stava costruendo un nuovo modello di tavole da surf che avevano lo scopo di rendere il surf più accessibile a tutti: le storiche “pig boards” o “potato chips”. Nel 1957 l’attività commerciale di Velzy e Jacobs aveva ingranato e per promuovere ulteriormente il loro business i due proprietari pensarono bene di girare un film che mettesse in luce cosa si poteva fare con le loro tavole: Bruce Brown, che fin da ragazzo si era cimentato con la fotografia sportiva e con le cineprese, capitava al momento giusto nel posto giusto.
Il progetto aveva lo scopo di rappresentare un prototipo di viaggio che sarebbe diventato familiare: surfisti californiani che non appagati(!) dai loro spot casalinghi si mettevano in viaggio verso le Hawai’i, dormivano in spiaggia e prendevano enormi capannoni d’acqua. Il film che ne risultò, Slippery When Wet, sfruttava senza pudori la formula inventata da Bud Browne (surfari + gags), era narrato dallo stesso Bruce Brown e si avvaleva di una riuscita colonna sonora jazz composta da un Bud Shank alle prime armi. Nel 1958, sulla scia del pioniere Bud Browne e in parallelo ad un altro film (Surf) di un crescente regista, John Severson, il film intraprese il primo tour nelle hall e negli auditorium, proprio nel momento in cui la parola schiuma poliuretanica cominciava ad insinuarsi nel subconscio di ogni surfista…

Quello che tutti non sanno è che nel 1957 anche Greg Noll decise di immortalare su pellicola la passione per il surf, ma il suo Search For Surf rimarrà un evento isolato nella carriera di Noll. Come lui stesso afferma in una intervista del 1997, infatti, lo stress accumulato nel girare il film gli ha portato via 25 anni di vita: “Non ero così bravo sotto l’aspetto tecnico nel girare questi film…non come Severson o Bruce. In fondo a me piaceva solo surfare!”. Sempre nel 1957 un altro classico di Bud Browne girava per la California, The Big Surf, seguito nel ’58 da Surf Down Under, poi, nel 1959, Bruce Brown diede alla luce il suo secondo parto, Surf Crazy, Bud Browne presentò Cat On A Hot Foam Board, John Severson lanciò Surf Safari. Erano anni frenetici in cui i surf films muovevano i loro primi passi e ad ogni proiezione lasciavano una sempre più numerosa scia di aspiranti proseliti. Nonostante tutto, però, questo genere cinematografico rimaneva pur sempre un genere “di nicchia”, destinato ai pochi surfisti californiani e totalmente ignorato dalle grandi masse, tanto più quanto più queste risiedevano lontane dall’oceano, nell’ entroterra statunitense. La pratica del surf, come i film, allora erano un privilegio per pochi fortunati. Ma nel 1959 una giovane ragazzina decise che le cose dovevano cambiare…


Gidget e il “Boom”

Nel 1959, la miscela innescata dai pionieri californiani e hawaiani del surf era destinata ad esplodere. E il teatro di questa esplosione era inevitabile che fosse la California. Le spiagge, con la loro promessa di libertà e di eccitazione stavano attirando sempre più persone, molte delle quali provenivano anche da zone interne molto lontane. Il sollievo psicologico e il benessere economico che gli Stati Uniti stavano sperimentando dopo la fine della seconda guerra mondiale combaciarono perfettamente con la diffusione delle tavole costruite con la schiuma poliuretanica e con l’introduzione delle prime mute.
È interessante osservare come i tre mezzi di comunicazione di massa a disposizione dei surfers, musica, film e riviste, siano tutti nati a cavallo della fine degli anni ’50 e i primi ’60. Si respirava aria di cambiamento, e tutto ciò non tardò molto ad attirare l’attenzione di Hollywood. Nei primi anni ’60 si assistette ad un’esplosione di surf films che catapultarono lo sport del surf sotto gli occhi di tutti ed ebbero il risultato di diffondere la “mania” per questa attività. Le spiagge di mezza america cominciarono ad assistere ad un moltiplicarsi di persone vestite con camicette a fiori e pantaloncini strani che mostravano tutte l’inequivocabile segno di essere state contagiate dallo stesso morbo: una tavola, lunga, sotto il braccio…e alcuni fra i “pionieri” non gradirono per niente l’esplosione commerciale che il “loro” sport stava sperimentando. Il film responsabile di questo cambiamento fu Gidget, nel 1959. Sebbene il film trattasse solo superficialmente il surf, facendolo spesso apparire come un mero trastullo per i nulla-facenti, ebbe il merito, o la colpa, di rivelare una società sotterranea composta da giovani che vivevano seguendo le proprie regole e rifiutavano gli schemi imposti dalla società. Tremendamente kitsch e pervaso da un fastidioso senso di superficialità e buonismo, Gidget non rappresenta sicuramente un film che passerà alla storia. Non fosse altro per la soddisfazione di vedere Mickey Muñoz in bikini e parrucca fare da controfigura a Sandra -Gidget- Dee nelle scene di surf, il film non merita assolutamente di essere visto (e fortunatamente per noi europei non è così facile reperirne una copia!). Tuttavia, insieme a The Wild One (1954) e Rebel Without a Cause (1955), Gidget forma una specie di trilogia evolutiva che ha avuto il merito di gettare le basi culturali su cui sarebbe cresciuta una intera generazione successiva. La progenie di film nati da Gidget ha impiegato molto tempo prima di morire: per un intero decennio Hollywood ha sfornato una serie di caricature sulla vita del surfista e sulla vita da spiaggia.
Gidget Goes Hawaiian (1961), Beach Party (1963), Muscle Beach Party (1964), Ride The Wild Surf (1964) (che si salva unicamente per la colonna sonora!), Beach Ball (1965), Beach Blanket Bingo (1965) e Don’t Make Waves (1967) non hanno assolutamente carpito niente di vero e reale dello spirito autentico che motivava il surfer. Tuttavia, a causa del loro successo cinematografico, ogni anno migliaia di nuovi aspiranti surfisti comperavano nuove mute e scintillanti tavole da surf…una nuova era stava nascendo e nonostante il vero spirito della disciplina ne uscisse sciupato e umiliato agli occhi dell’opinione pubblica, non c’è che dire…tutto ciò ha determinato il successo commerciale e la ricchezza di molti marchi storici, i prodotti della maggior parte dei quali affollano ancora oggi gli scaffali dei moderni surf-shop.
Nonostante il successo di Gidget e dei suoi (sfortunati) successori abbiano aperto la strada al surf come fenomeno di massa, quei film non riescono a rappresentare minimamente l’entusiasmo e la passione (stoke!) di chi pratica il surf come stile di vita. Perfino i surfers dell’epoca non si riconoscevano nelle figure patinate e mielose che venivano rappresentate da queste “produzioni hollywoodiane”. Al massimo, se avevi la fortuna di indossare un bikini ed entrare sul set come controfigura, i film come Gidget potevano offrire una possibile fonte di guadagno e un biglietto per le Hawaii dove girare qualche scena. Gli attori stessi, infatti, oltre a non esibire particolari doti recitative, spesso non avevano mai visto una tavola da surf prima di entrare sul set…


E poi vennero i fantastici sixties…

Dopo l’enorme risonanza che ebbe Gidget il surf si apprestava a diventare uno sport di massa. Attratti dalle sempre maggiori possibilità di guadagno e dall’esotico stile di vita tipico del regista di surf movies (“Riprendi durante tutto l’inverno, proietta per tutta l’estate”…questo era il motto!) tutta una nuova generazione di cineasti, fra cui Bruce Brown, John Severson, Jim Freeman e Greg MacGillivray, si cimentava a produrre durante tutti gli anni ’60 una serie di classici che avrebbero alimentato i sogni di intere generazioni. La febbre per il surf stava crescendo con un ritmo vertiginoso, le solite località californiane e hawaiane iniziavano a non bastare più e si sentiva l’esigenza di esplorare nuovi esotici posti non affollati. In effetti, la produzione di film degli anni ’60 è sterminata e diventa impossibile cercare di elencare tutti i film che hanno visto luce in quegli anni. Ci limiteremo qui a menzionare quelli che secondo SingleFin.it sono i capisaldi, i film più importanti e indicativi che in un modo o nell’altro hanno condizionato l’evolversi di questo genere fino alla produzione attuale.

Mentre stava girando i suoi film alle Hawai’i nel 1960, Bruce Brown incontrò un altro giovane regista di nome John Severson, che stava girando il suo terzo film Surf Fever. Nello stesso anno Bob Bagley si presentò al pubblico con Sacrifice Surf e Bob Evans stava promuovendo in giro per l’Australia il suo Surf Trek To Hawaii. La cosa interessante è che la star del film di Evans era un giovane ragazzo australiano soprannominato “Midget”, Bernard Farrelly. Quando nel 1961 la Columbia propose il secondo episodio della saga di Gidget, Gidget Goes Hawaiian, Farrelly rispose nel 1963 interpretando Gidget Goes Hawaiian…il “finto” surf movie questa volta si scontrava un degno rivale…
Nel frattempo, nel 1961, Bruce Brown continuava imperterrito a raccontare nuove avventure in quello che è ritenuto uno dei suoi migliori film, Barefoot Adventure e John Severson si presentava con il suo quarto lungometraggio Big Wednesday (da non confondere con l’omonimo film di John Milius del 1978 che tutti conosciamo a memoria…quanti di voi lo sapevano?).
L’anno 1962, sotto molti punti di vista è considerato l’anno d’oro del surf: la surf music stava spopolando e aveva trovato il suo leader in Dick Dale che con il suo primo disco Surfers’ Choice, proprio del ’62, si imponeva come “The King of the Surf Guitar” (nello stesso anno I Surfaris si presentano con la famosissima Wipe Out e i Chantays con Pipeline); prende forma la prima rivista di surf The Surfer Quarterly (poi solo The Surfer) proprio per opera dello stesso John Severson e un torrente in piena di surf films invade i teatri, le hall e gli auditorium di tutta la California e le Hawai’i e raggiunge persino la costa Est degli Stati Uniti…Cavalcade Of Surf di Bud Browne, Going My Wave di Severson, Psiche Out di Walt Phillips, Surfing Hollow Days di Brown (con Phil Edwards che per la prima volta viene filmato mentre cavalca Banzai Pipeline), Surfing in Hawaii di Clarence Maki e Surfing The Southern Cross di Bob Evans sono tutti del 1962.
Nel 1963 Bruce Brown porta in scena Waterlogged e un altro Brown, Don, presenta il suo secondo lavoro, Have Board Will Travel. L’hawaiano Val Valentine esordisce sempre nello stesso anno con Northside Story, girato interamente sulla North Shore di O’ahu e Grant Rohloff esce con ben due film: Men Who Ride Mountains e North Swell. Jim Freeman centra il segno con Let There Be Surf e l’anno seguente, il 1964, propone una novità assoluta: il primo surf film in tre dimensioni…Outside The Third Dimension. Nello stesso anno segnaliamo l’uscita di A Cool Wave Of Color di Greg MacGillvray, suo prima fatica. In tutti questi anni i surf movies continuano ad aumentare, alcuni belli altri meno belli, l’esplosione sembra non avere mai fine. Ma in mezzo a tante produzioni si comincia ad intravedere un po’ di stanchezza; la formula comincia a diventare logora, le trame scontate, si comincia ad avere l’impressione che quello che si poteva far vedere lo si era già visto…fintanto che non ci pensò di nuovo Bruce Brown a sistemare le cose, era il 1964.


The Endless Summer

Così come la vita di ognuno di noi, così anche la storia è segnata da una serie di eventi ben precisi, temporalmente ben definiti, che segnano in qualche modo, spesso del tutto involontariamente, il percorso che gli eventi futuri dovranno percorrere, questi eventi sono dei punti di svolta. The Endless Summer, nel 1964, è uno di questi eventi e nella nostra “storia”, la storia dei surf films, rappresenta uno dei momenti più importanti, la presa di coscienza che esiste un modo diverso di raccontare una passione…
Nel 1963, mentre era alle Hawai’i, Bruce si stava rendendo conto che la buona, vecchia formula stava cominciando a dare segni di stanchezza e decise di dare une sterzata agli eventi e di provare qualcosa di nuovo.
Il suo nuovo progetto, in linea teorica, era semplice e la logica che lo guidava non faceva un grinza: se è vero che nel nostro emisfero prima o poi l’inverno è destinato ad arrivare è ancor più vero che se vai nell’altra parte del globo, nell’altro emisfero, troverai ancora l’estate…se hai la possibilità di spostarti l’estate non avrà mai fine! La trama, banale se vogliamo, ritrae, quindi, i viaggi di due surfisti californiani, un certo Robert August e Mike Hynson, all’inseguimento dell’estate in giro per il mondo: in Senegal, Ghana, Nigeria, Sudafrica, Nuova Zelanda, Australia, Tahiti, Hawai’i e California. Al di là della bellezza esotica dei posti che vengono ripresi e della bravura dei protagonisti, il film, sebbene centrato sul surf, ha il merito di farci apprezzare il contatto umano con la popolazione di quei posti. Non solo surfari, quindi, ma anche un viaggio fra i riti e le tradizioni di popoli lontani, che sebbene sommersi da grandi problemi non si fanno problemi ad esternare l’entusiasmo incontenibile che un gesto semplice e frivolo come il salire in piedi su una tavola può regalarti. Alla fine del film Bruce si rese conto che la magia era stata compiuta…
Il film ebbe un tale successo che Bruce, insieme al surfista-manager Paul Allen, decise che il film era pronto per il grande pubblico. Raggiunta la distribuzione nazionale nel 1966 The Endless Summer raccolse un così grande successo, sia di pubblico che di critica, che persino chi non aveva mai visto una tavola da surf ne rimase affascinato. Il resto è storia, ma basta pensare che ancora oggi The Endless Summer rimane il surf film più visto.
Questo nostro breve e incompleto viaggio nel tempo alla scoperta dei films che hanno segnato un’epoca (e uno sport) ha così fine…ci proponiamo per il futuro di accompagnarvi ancora in qualche altro tuffo nel passato alla ricerca delle nostre radici. Per ora, SingleFin.it, non può che notare con piacere la ricomparsa al cinema, negli ultimi anni, di diverse pellicole che nel bene o nel male, sotto forma di documentario o di film, ci riportano un po’ indietro nel tempo, quando l’esperienza visiva era vissuta in gruppo e quando sapevi che mentre ammiravi con il cuore in gola il coraggio di pochi uomini concretizzarsi in una discesa vertiginosa o quando gioivi e ti divertivi a vedere il tuo spot ripreso in un film, bene, allora sapevi che quella sensazione, quell’emozione, la stavi condividendo nello stesso istante con altre persone che, sebbene ti fossero sconosciute, sentivi portare dentro di se la tua stessa passione.
I surf films di oggi, quelli al cinema, si avvicinano nella forma a quelli descritti in queste pagine, ma ne sono lontani nello spirito…


[testo di Marco Matteucci / SingleFin]

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